Archivio per aprile 2021
Il pino mugo nell’Appennino: una gestione integrata
Pubblicato da Roberto Mercurio in Dendrologia, Reportages il aprile 19, 2021
In Italia sono presenti due sottospecie di Pinus mugo Turra
– Pinus mugo Turra subsp. Mugo (pino mugo)
– Pinus mugo subsp. uncinata (Ramond ex DC) Domin. (pino uncinato)
Nell’Appennino si trova solo il pino mugo (Pinus mugo Turra subsp. mugo), una conifera dal portamento arbustivo (prostrato) socievole, a chioma ovale non molto folta che può raggiungere, 2-3 (5) m di altezza.
La fruttificazione comincia per tempo, tra 6 e 10 anni d’età, e si ripete abbondante tutti gli anni.

I coni maturano alla fine del secondo anno e disseminano nella primavera successiva rimanendo aperti sulla pianta fino a 20-30 anni. La germinazione dei semi é elevata (75-98%).

Il sistema radicale è piuttosto superficiale, diffuso orizzontalmente, molto ramificato, con singole radici che possono penetrare negli interstizi e approfondirsi.
L’area naturale va da (500-1200) 1500 a 2300 (2700) m, nelle Alpi e nell’Appennino abruzzese (con segnalazioni anche in quello emiliano e toscano). Una specie tipica dell’Alpinetum come dicevano i vecchi forestali.
In Abruzzo le mughete si distinguono quelle tra 1800 e 2000 m (Polygalo chamaebuxus-Pinetum mugo da quelle fino a 2500 m (Orthilio secundae-Pinetum mugo) http://vnr.unipg.it/habitat/cerca.do?formato=stampa&idSegnalazione=58
In Abruzzo è segnalato l’Habitat 4070*: Boscaglie di Pinus mugo e Rhododendron hirsutum (Mugo-Rhododendretum hirsuti).

Il pino mugo si colloca al di sopra della fascia del faggio e rappresenta una delle principali componenti delle vegetazione naturale potenziale della fascia subalpina dell’Appennino centrale. Costituisce quella cintura di vegetazione chiamata “krummholz” dove, a causa della rigidità dei fattori climatici (vento, neve, gelo), le piante non riescono a mantenere la forma eretta.
La mugheta in ambiente calcareo rappresenta una stadio maturo della vegetazione per blocco edafico.
Dalla degradazione della mugheta (per incendio, per pascolo, ecc.) si passa in ambienti decalcificati ai nardeti o ai rodoreti o ai vaccinieti.
Il pino mugo é stato impiegato anche nei rimboschimenti a scopi protettivi al di sopra del limite del faggio a contatto con i pascoli secondari.

Un prezioso colonizzatore dei terreni più ingrati e difficili, quali sono i depositi detritici delle Alpi calcaree e dolomitiche, dove svolge un’importante funzione di miglioramento. Il pino mugo é meno frequente nei substrati silicei.
Esigente di luce come tutte le specie colonizzatrici. Il pino mugo è uno specialista delle situazioni estreme per l’elevata resistenza al vento e alla neve, agli sbalzi termici e alle basse temperature.
L’accrescimento è lento. Il pino mugo si sviluppa in formazioni abbastanza chiuse.
Le mughete, non sono più sottoposte a trattamenti selvicolturali come in passato. Può rimanere l’interesse per la legna da ardere ma ancor più per la fronda (gemme, aghi e rametti) da mugolio (liquido oleoso e profumato impiegato in farmacia). Le gemme si usano anche per la grappa al pino mugo.
La mugheta è attualmente in espansione per cause antropiche e climatiche, verso i pascoli abbandonati, ma anche verso le superfici potenzialmente idonee allo sviluppo del faggio.
Le mughete sono considerate, da alcuni, indispensabili ai fini protettivi perché trattengono la neve e impediscono la formazione di valanghe, mentre invece, secondo altri, favorirebbero le valanghe per lo “scatto” verso l’alto dei fusti dalla coltre nevosa che la smuoverebbe.
Le mughete hanno senza dubbio un interesse estetico e quindi sono da conservare anche per questo motivo.
Il pino mugo è una specie di riferimento per il restauro delle aree erose dell’Appennino e per la stabilizzazione delle falde detritiche calcaree.
La semina diretta è l’opzione migliore ma si usano anche i trapianti.
Al pino mugo si possono accompagnare (con disegni d’impianto un pò elaborati) altre specie presenti, ad esempio nell’Appennino abruzzese: ginepro nano (Juniperus communis var. saxatilis), uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi), sorbo alpino (Sorbus chamaemespilus).
Con appropriati interventi é possibile accelerare le dinamiche naturali della mugheta (laddove sussistono le condizioni) verso la faggeta,
Nelle aree di interesse agro-silvo-pastorale e in particolare nelle aree protette, è da valutare bene il rapporto mugheta-pascolo prima di intraprendere una linea di gestione della mugheta.
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