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TRIAD zoning: un aiuto alla moderna pianificazione delle risorse forestali

Nella dinamica della gestione delle foreste si sono alternate nel corso del tempo varie fasi. Una prima fase che inizia con la nascita delle scuole forestali (XVIII sec.), incentrata sulla produzione legnosa, poi dagli anni ‘90 del ‘900 comincia la svolta verso un approccio di tipo olistico.  A partire dal ‘2000, con un crescendo negli ultimi anni è aumentato l’interesse della società alle foreste e alla partecipazione attiva alle scelte gestionali. Il quadro di interesse si è spostato dalla produzione legnosa alla conservazione della biodiversità, difesa del suolo, lotta ai cambiamenti climatici, tutela del paesaggio, fruizione ricreativa, godimento della spiritualità dei luoghi. Questo nuovo sentire della società è stato sperimentato dalle popolazioni rurali-montane, interessate in primis a un reddito immediato derivante dalla vendita dei prodotti legnosi e non. Infatti già prima della pandemia hanno visto aumentare gli introiti provenienti dal turismo (accoglienza, ristorazione, vendita dei prodotti), attratto da una buona qualità ambientale e dal bel paesaggio, dalla bontà del cibo, dall’aria non inquinata, dalla peculiarità delle acque. Bisogna aggiungere che la società mostra segni di insofferenza per l’incapacità delle amministrazioni pubbliche di far fronte al “dissesto idrogeologico”. Il piagnisteo inconcludente della classe politica, che segue ad ogni catastrofe (annunciata), è divenuto insopportabile ai più.

A livello di pianificazione forestale queste aspettative hanno trovato poca attenzione. Soprattutto per una mala interpretazione del concetto di multifunzionalità delle foreste (recepita dalle normative europea e italiana) quando si è voluta ricondurre a livello di popolamento. Da qui l’imposizione, da parte di varie norme regionali, del rilascio dopo il taglio di piante morte, dell’albero ad accrescimento indefinito, a livello di particella forestale, ed altre amenità del genere con lo scopo di aumentare la “biodiversità”. Al di là della estrema variabilità di applicazione di queste procedure, gli effetti sul piano ecologico sono stati molto modesti. L’unico obiettivo certo, che è stato raggiunto, è stato quello di complicare la gestione forestale e aumentare il contenzioso (a volte molto gravoso per i proprietari, le imprese boschive e per i direttori dei lavori disattenti).

TRIAD ( o zonizzazione funzionale) è una proposta di gestione per mediare i diversi interessi della società. Una idea che nasce nel contesto forestale nord-americano agli inizi degli anni ’90 che segna la svolta della gestione delle foreste del Nord-Ovest. Nella sua formulazione originaria prevedeva una triplice zonizzazione, distinguendo tre differenti obiettivi e priorità: produzione legnosa, conservazione e una gestione volta ed emulare i disturbi naturali (New Forestry). In pratica l’individuazione delle “zone omogenee” voleva enfatizzare il “ruolo”, a seconda della tipologia e della funzionalità, della foresta.

Una sfida di tipo quali-quantitativo che implica una capacità nello scegliere quali parti delle foreste possono essere destinate a un uso anziché un altro, quale quota di superficie loro assegnare, e in che proporzione bilanciare i rapporti tra le diverse zone. Un approccio che non è diverso da quello usato in campo urbanistico: la città viene divisa in zone residenziali, industriali, commerciali, senza mescolare le funzioni, per non renderla invivibile.

Questo approccio gestionale non prendeva in considerazione le foreste degradate e quindi da restaurare che invece si pone in Italia (e non solo).

Quindi in Italia lo schema di zonizzazione potrebbe essere riletto in questo modo: zone con funzione produttiva (dove si ottimizza la produzione di legno), zone con funzione conservativa (dove si mantiene-migliora la biodiversità e il funzionamento dei processi naturali), zone da destinare al restauro forestale.

Il tema della gestione delle foreste ormai esula e travalica gli ambiti strettamente forestali.

In Italia la pianificazione forestale é rimasta “al palo” non solo in termini di superficie (solo il 18 % della superficie forestale dal RDL 3267/1923!) ma anche di idee innovative (i vecchi piani di assestamento distinguevano al massimo la foresta con funzione produttiva da quella con funzione protettiva) e ora si deve colmare in fretta questo gap culturale, pena la esclusione dei forestali dai momenti pianificatori. 

Il futuro della pianificazione forestale e in particolare quello a livello di paesaggio non appare “sgombro da nubi”. Uno spiraglio potrebbe essere rappresentato dai Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (di cui al decreto attuativo del TUFF- DL 34/2018- nello specifico l’art. 6 comma 3-6) che dovrebbero evidenziare le “funzioni prevalenti” (funzione di protezione diretta, funzioni naturalistiche e per la conservazione della biodiversità e del paesaggio, funzione produttiva del legname e altri prodotti, funzione sociale e culturale). Questa proposta, come evidente disattende ancora una volta, il tema del restauro delle foreste degradate. A parte questa “piccola svista” bisogna vedere se, e in che misura, troverà applicazione da parte delle Regioni, non dimenticando il groviglio di competenze pianificatorie di Ministeri diversi (MiBACT, MATTM) e la subordinazione ai piani di gestione delle aree protette.

La pregressa esperienza della protezione-zonizzazione su quattro livelli delle aree protette (L.394/1991 art. 12) non è stata esaltante. Chi conosce la realtà delle aree protette meridionali sa benissimo che a fronte di una ampia superficie destinata a “riserva naturale integrale” non sempre ha fatto seguito una gestione mirata e un controllo accurato: la densità dei cercatori “di tutto” (funghi, ecc.) e degli escursionisti “di ogni tipo” (a piedi, a cavallo, in bicicletta, in moto, in quad) è spesso superiore a quella delle aree libere. Inoltre, non va dimenticato che le aree protette italiane interessano molte proprietà private che devono sostenere il peso di norme applicative non sempre “ragionevoli” quanto opinabili nelle varie zone, che mal si conciliano con l’operatività, con la sostenibilità economica e sociale e che limitano le scelte imprenditoriali innovative.

Una pianificazione a grande scala richiede una “regia” che attualmente è difficile da intravedere. Accettare il sistema attuale che si basa sull’istituto regionale, significa andare incontro, nel migliore dei casi, a una disparità nell’attuazione e nei risultati tra le regioni più virtuose e quelle meno virtuose (per usare un eufemismo). Da qui la necessità di ri-centralizzare e unificare la goverance  delle foreste sotto una unica autorevole istituzione, anche da questo punto di vista.

La transizione ecologica comincia prima dalle idee e poi dalla riforma delle istituzioni.

Per capire meglio l’argomento

Bennett B.M. 2015. Plantations and protected areas. A global history of forest management. MIT Press. 216 pp.

Cote P., R. Tittler, C. Messier, D.D. Kneeshaw, A. Fal, M ‐ J. Fortin. 2010.  Comparing different forest zoning options for landscape ‐ scale management of the boreal forest: Possible benefits of the TRIAD. Forest Ecology and Management 259 (3): 418–27.

Davis L., N. Johnson, P. Bettinger,  T. Howard. 2001. Forest Management to Sustain Ecological, Economic, and Social Values. McGraw Hill, Boston. 804 pp.

Franklin J.F., Johnson K.N., Johnson D.L. 2018. Ecological Forest Management. Waveland Press Inc., Long Grove IL., 646 pp.

Hunter M., Schmiegelow F. 2011. Wildlife, Forests and Forestry: Principles of Managing Forests for Biological Diversity. Prentice Hall, Boston. 259 pp.

Lindenmayer D.B., Franklin J.F. 2002. Conserving Forest Biodiversity:  A  Comprehensive  Multiscaled  Approach.  Island  Press, Washington, D.C.

Messier C., R. Tittler, D.D. Kneeshaw, N. Gélinas, A. Paquette, K. Berninger, H.  Rheault, P. Meek, N. Beaulieu. 2009. TRIAD zoning in Quebec: Experiences and  results after 5 years. The Forestry Chronicle 85 (6): 885–896.

Seymour R.S., M.L. Hunter Jr. 1992. New Forestry in Eastern Spruce ‐ Fir Forests:  Principles and Applications to Maine. Orono, ME: University of Maine.

Sohn J.A., Saha S., Bauhus J. 2016. Potential of forest thinning to mitigate drought stress: A meta-analysis. Forest Ecology and Management 380: 261-273.

Ward C., Erdle T. 2015. Evaluation of forest management strategies based on Triad zoning. The Forestry Chronicle 91: 40-51.

Zhang Y. 2005. Multiple-use forestry vs. forestland-use specialization revisited. Forest Policy and Economics 7: 143–156.

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