Archivio per settembre 2021

Boschi di pino cembro

Il pino cembro o cirmolo (Pinus cembra L.) è l’unico pino italiano con aghi riuniti in fascetti di 5. Albero che raggiunge 18 – 23 m di altezza. Di elevata longevità: 700-800 anni.

Pino cembro

Nell’arco alpino è più diffuso nel settore orientale che in quello centro-occidentale da 1100 m a 2375 m (Adamello, Lombardia) e 2500 (2920) m in Val Varaita (Piemonte), condizioni ottimali si hanno tra 1500 e 2200 m.

Tipica specie microterma (carattere continentale) con minime necessità termiche, resiste a -40 °C.

Il range delle precipitazioni va da 600 a1800 mm annui. Dove le precipitazioni scendono sotto 700 mm viene sostituito da ginepro nano (J. nana Willd.=J.communis L.=J.alpina Gray) con pino mugo o pino uncinato.

Il pino cembro vegeta soprattutto su terreni silicei, acidi, ma anche su calcari, dolomie, serpentine, conglomerati. Stadi evoluti della cembreta si trovano su terreni poco evoluti, fortemente acidificati per accumulo di sostanza organica.

L’apparato radicale non si spinge molto in profondità, ma è in grado di ancorare la pianta alle fessure delle roccie.

Gli strobili maturano alla fine del 2° anno (ottobre-novembre). I semi eduli (pinocchi), cadono nell’ inverno-primavera successiva. Produzioni abbondanti di seme si verificano ogni 3-4 anni a partire dai 40 anni. La diffusione è favorita dalla nocciolaia che può portare il seme fino a 15 km di distanza, raccogliendo in buchette più semi (dispense alimentari).

Strobilo e semi

Il pino cembro vegeta da solo o in piccoli gruppi. Spesso misto a larice ma anche con pino silvestre, pino mugo, picea, abete bianco (consorzio molto raro, essendo l’abete espressione di una certa oceanicità climatica anche se non come il faggio). Il pino cembro ha un carattere pioniere su litosuoli dolomitici, succede al larice, pino silvestre, pino mugo.

Le tipologie ricorrenti sono: larici-cembreto primitivo, larici-cembreto tipico, lariceto a partecipazione di cembro, larici-cembreto con abete rosso o con ontano verde, cembreta pura.

La cembreta pura è un bosco profumato, presente sopra i 1800 m in limitate aree della provincia di Bolzano e in Piemonte. Qui si trova il bosco notevole de l’Alevé (la più bella cembreta d’Italia), con i suoi 800 ettari rappresenta la foresta pura di pino cembro più estesa in Europa. Un esempio di cembreta xero-acidofila su suoli poco evoluti con Juniperus nana Willd. (=J.communis L. =J. alpina Gray) e Arctostaphylos uva-ursi.

Uno scorcio del Bosco de l’Alevé (Alta Val Varaita, Piemonte)

Cembreta rada su ginepro naro

Il larici-cembreto evolve verso  la cembreta pura (cenosi matura) su rodoreto-vaccinieto. Il pino cembro è pertanto una specie “conclusiva” succedendo al larice, in realtà il bosco misto larice-cembro è abbastanza durevole, soprattutto se non interviene l’uomo, infatti in passato è stato penalizzato sul piano colturale nei riguardi del larice.

Nei pascoli abbandonati si afferma una tipica distribuzione per biogruppi (cespi) che formano un unico aggregato con chioma conica, dotato di un forte ancoraggio al terreno e capace di resistere al vento e di scaricare la neve. L’evoluzione possibile è verso strutture monostratificate fino a quando non inizia la fase di decadenza.

Espansione del pino cembro dove diminuisce la pressione del pascolo

Nel larici-cembreto tipico la rinnovazione avviene in condizioni particolari: micro dossi,  grossi massi affioranti (dove sfrutta il maggior calore e il precoce scioglimento della neve), cespugli di ginepro (non toccati dal bestiame) crespino, rododendro, mirtillo. La “copertura-protezione” in fase giovanile diventa una necessità per sopravvivere.

Rinnovazione di pino cembro su ginepro nano
Cembri cresciuti attorno a un grosso masso

Il ciclo biologico del pino cembro è molto lento pari a quello del tasso (Taxus baccata). Lo sviluppo in altezza si arresta intorno ai 200 anni (quando raggiunge 20 m) e quello in diametro a 300 anni. Il tasso di accrescimento naturale annuo è di 0,9 m3 (0,5-2,5) ad ettaro.

Il trattamento selvicolturale tradizionale era il taglio a raso su piccole superfici a 150-200 anni e più spesso il taglio saltuario con periodi di curazione molto lunghi (anche se non tutti confermano buoni risultati). A questa impostazione rigida  ha fatto seguito nel larici-cembreto e nella cembreta pura un approccio più elastico, meno schematico. L’intervento selvicolturale tende cioé ad adattarsi alle specifiche esigenze del popolamento data la variabilità strutturale, quindi prevede: tagli a scelta a gruppi, apertura di piccole fessure ecc.

Legno di colore chiaro bianco-giallastro, tecnologicamente rimarchevole. Il legno aveva un uso tradizionale per le sculture nelle Alpi orientali (Val Gardena), mobili, infissi, che si cerca di rivitalizzare in alcune vallate alpine occidentali (Chianale, Alta Val Varaita).

Particolarmente apprezzato di recente per i rivestimenti di interni, in quanto emana effluvi odorosi dovuti a una oleoresina e avrebbe una ripercussione positiva sul sistema cardio-circolatorio. Spunta prezzi da 200 a  600 euro a metro cubo, dovuto oltre alla richiesta anche alla scarsità di reperimento del materiale in Italia (per la nostra inefficienza a formare lotti consistenti).

La caratteristica fragranza è dovuta alla resina denominata ‘balsamo dei Carpazi’, contenuta nei canali resiniferi del tronco.

Frequenti sono i larici-cembreti degradati dal pascolo dove la copertura è bassa e la rinnovazione assente.

Per conservare o restaurare la struttura stratificata il riferimento va al taglio a scelta colturale e ai tagli di rinnovazione su piccole superfici, uniti all’occorrenza dalla rinnovazione artificiale.

Il rimboschimento va tuttavia valutato con attenzione, considerando che il bosco è in espansione per contrazione del pascolo e non è sempre giustificato sul piano paesaggistico. Mentre lo è per la protezione dalle valanghe, per difendere le alte pendici dall’erosione e dal dilavamento.

In questo senso il pino cembro è un elemento prezioso essendo una specie resistente alle avversità climatiche. Secondo l’esperienza Svizzera sono efficaci alle quote elevate i rimboschimenti in clusters (composti di 4-6 piccoli collettivi -di 20-30 piantine di Pinus cembra L., Pinus mugo Turra, Larix decidua Mill., Picea abies Karst. a 0,70 m una dall’altra- alla distanza di 2-4 m), ogni cluster è distante dall’ altro 10-20 m.

Per approfondimenti

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Ringraziamenti

Al Prof. Renzo Motta dell’Università di Torino per avermi fatto scoprire la singolarità del Bosco de l’Alevé.

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