Archivio per ottobre 2021

I ginepri di montagna nel restauro delle foreste

La nuova edizione della Flora d’Italia riconosce i seguenti ginepri di montagna:

Juniperus communis L.

Juniperus hemisphaerica C. Presl

Juniperus sabina L.

Mentre Bartolucci et al. 2018 considerano:

Juniperus communis L.

Juniperus sabina L.

Il ginepro comune (Juniperus communis L.)

Ha portamento prostrato, arbustivo e arboreo e può raggiungere 1-2 m di altezza.Vegeta in Italia dal livello del mare fino a 1700 m. L’area di vegetazione del ginepro non ha limiti né climatici né edafici, dimostrando una particolare  adattabilità  agli estremi termici e all’aridità. Un sistema radicale particolarmente sviluppato consente l’approvvigionamento idrico sia dagli strati superficiali che da quelli profondi del suolo. Quindi una delle specie cardine nella lotta ai cambiamenti climatici e  per il restauro forestale dei siti degradati.

Pianta dioica: i soggetti maschili hanno portamento colonnare e quelli femminili espanso. Il ginepro comune costituisce spesso nuclei di individui maschili e femminili in rapporto di circa 1:1, e così si assicura una buona produzione di seme.

Galbule di ginepro comune

Le pseudobacche (galbule, coccole) maturano nel secondo anno (settembre-ottobre) ma ci sono individui anche con ciclo triennale. La facoltà germinativa è molto variabile da 7 al 75%, dipendente in larga parte dal pretrattamento del seme prima di essere affidato al terreno. In genere il ginepro comune ha una bassa efficienza riproduttiva. Il numero di semi (ogni galbula contiene 3 semi) è di 56000-120000 (80000-100000) per Kg.

I nuclei di ginepro, molto densi e intricati, sono l’espressione della degradazione dei boschi di querce caducifoglie, castagneti, faggete ecc.. In Toscana un “ginepraio” significa, oltre che un nucleo di ginepro, un luogo o una situazione molto intricata da cui è difficile uscire.

Come spesso accade nelle faggete una volta terminato un uso intensivo e il bosco si richiude, il ginepro scompare per mancanza di luce.

Pianta di faggio all’interno di un cespuglio di ginepro

Nei processi naturali per il reinsediamento del ginepro nei suoli nudi e nei terreni agricoli abbandonati la fauna svolge un ruolo determinante. Alla fine dell’estate, uccelli e piccoli mammiferi si nutrono delle galbule mature e i semi, che passano attraverso l’apparato  digerente, sono attaccati dagli acidi gastrici che così vengono scarificati (si tratta di una abrasione chimica dei tegumenti, che riduce l’impermeabilità e facilita l’assorbimento dell’acqua e lo scambio di gas e favorisce la germinazione). I semi sono poi eliminati con le feci. Dopo aver superato il freddo invernale, i semi germinano nella primavera successiva o restano dormienti per un altro anno.

Anche le pietre sono un presidio importante nei processi di ricolonizzazione in quanto migliorano le microcondizioni del suolo (maggiore umidità, mitigazione termica) che favoriscono la germinazione dei semi e assicurano la protezione dei semenzali dal pascolo e dal calpestamento.

Al di sotto della copertura del ginepro si insediano i semenzali di varie latifoglie che riescono ad affermarsi, per la protezione esercitata dal ginepro nei confronti del morso degli animali e per il microclima che si crea all’interno dei cespugli. I nuclei di ginepro sono molto efficaci per il controllo dell’erosione.

In assenza di disturbi le formazioni di ginepro possono evolvere verso querceti caducifogli, ostrieti, faggete e, in ambito continentale alpino, verso le pinete di pino silvestre e le peccete.

I ginepreti sono compresi nell’Habitat 5130: Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli (Direttiva Habitat 43/92 CEE). Si tratta di cenosi secondarie che colonizzano praterie pascolate e prato-pascoli in abbandono, che includono sia piccoli nuclei di ginepro comune che ambiti in cui il ginepro, è spesso accompagnato da altre specie arbustive (Rosa ssp., Crataegus monogynaPrunus spinosa).

Per queste sue peculiarità il ginepro comune è la specie di riferimento per il restauro passivo e attivo di cave e miniere, aree dissestate e boschi degradati.

Ottenere delle piantine da seme è abbastanza difficile, infatti la germinazione è lunga e molto variabile (3-4 anni). In commercio si trovano piantine in contenitore alte 30 cm. L’uso di talee é più rapido (2 anni), ma bisogna cercare di mantenere una certa variabilità genetica nella popolazione che si ricrea. Le protezioni (alte 60 cm) sono necessarie per il lento accrescimento delle giovani piantine e per i danni da morso e calpestio da parte di animali. Le semine protette potrebbero essere una buona soluzione da integrare con piantagioni di talee.

Un tasso di sopravvivenza del 70% in una piantagione di ginepro può già essere considerato un successo. Bisogna considerare l’andamento stagionale delle precipitazioni e non sono da escludere le irrigazioni di soccorso nei primi due anni di fronte a un lungo periodo siccitoso estivo.

Nell’ottica del restauro forestale il ginepro comune non é da considerare una specie invasiva da eliminare (taglio, fuoco, ecc.) come invece avviene nei pascoli abbandonati o sottoutilizzati nel quadro delle azioni di miglioramento di tipo agronomico.

Ricucitura” con ginepro della faggeta nel Pollino

Il ginepro comune fornisce due prodotti interessanti, molto valorizzati in passato: il legno e le galbule.

Il legno era utilizzato per fabbricare piccole botti per conservare l’aceto, invece singole doghe di ginepro servivano per aromatizzare il vinsanto nei caratelli di doghe di querce. Il legno era usato per oggetti artigiani (bastoni ecc.), intaglio, ebanisteria.

I rametti con le galbule erano adoperati per dare “la botta finale” (aromatizzare) all’arrosto (raffinatezze -di forestali- di cui si sta perdendo la memoria).

Le galbule venivano raccolte a fine agosto (la battitura delle coccole, in Toscana)  con un piccolo bastone (30 cm) usato per colpire il rametto e far cadere le galbule in un piccolo raccoglitore intrecciato di salice (quello che una volta usavano i contadini in Toscana per raccogliere le olive). In una giornata un uomo raccoglieva 40-60 kg di galbule, che venivano (e vengono) impiegate per preparare i liquori (gin), ricavare alcool (circa 9 litri ogni 100 kg di galbule).

In simbiosi con il ginepro comune vivono alcuni funghi importanti come i porcini (edule, nero).

Prima dell’avvento dell ‘abete, i contadini toscani adoperavano il ginepro come albero di Natale.

Il ginepro emisferico (Juniperus hemisphaerica C. Presl)

Arbusto prostrato, tipico degli ambienti alto montani (fino a 2000 m) dell’Appennino meridionale: dalla Campania alla Calabria.

Ginepro emisferico nell’Aspromonte

Il ginepro emisferico è compreso nelle formazioni dell’Habitat 9560*: Foreste Mediterranee endemiche di Juniperus spp. della Direttiva Habitat (43/92 CEE).

Anche il ginepro emisferico entra nelle dinamiche per la ricostituzione della vegetazione forestale in quanto i cespugli accolgono nel loro interno i semi di specie arboree che germinano e danno vita alle nuove generazioni che nei primi anni verranno protette dal morso del bestiame al pascolo. Questi cespugli sono molto altrettanto efficaci per la difesa del suolo dall’erosione.

Rovere meridionale all’interno di un cespuglio di ginepro emisferico

Il ginepro sabino (Juniperus sabina L.)

Arbusto spesso prostrato o alberello che può raggiungere 4 m di altezza.

Vegeta oltre i 900 m fino a 2300 m su substrati calcarei, rocciosi e aridi, soleggiati delle zone alto montane delle Alpi e in parte degli Appennini (Marche, Lazio, Abruzzo, Basilicata). Ha un maggiore adattamento agli ambienti aridi e soleggiati del ginepro comune.

Il ginepro sabina è compreso nelle formazioni dell’Habitat 4060 Lande alpine e boreali della Direttiva Habitat (43/92 CEE).

I fiori maschili e femminili si possono trovare sulla stessa pianta e su individui distinti.

Rametti e galbule sono velenose soprattutto per gli animali (effetto abortivo) e per questo il ginepro sabina era considerato la “bestia nera” dei pastori e pertanto veniva eliminato.

Di minore interesse per i lavori di restauro forestale di tipo attivo.

Per approfondimenti

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