Archivio per ottobre 2025
Piano Nazionale di Ripristino: non si parte da zero
Pubblicato da Roberto Mercurio in Etica e Politica del Restauro il ottobre 8, 2025
Il Piano Nazionale di Ripristino previsto dalla NRL (Reg. Ue sul Ripristino della Natura 1991/2024) si potrà avvantaggiare della vasta esperienza maturata in questi anni sia all’estero che in Italia.
A livello internazionale il restauro dei sistemi terrestri vanta una esperienza di 100 anni a differenza di quelli marini di soli 10 anni.
L’ Italia ha acquisito una ampia conoscenza sui rimboschimenti per la difesa del suolo. I primi lavori iniziarono a fine ‘800 per proseguire fino agli anni ’60 del ‘900. Gli elementi distintivi erano la preparazione del suolo di tipo manuale e l’uso di conifere. In seguito si sono avvicendate le esperienze sulle piantagioni da legno, quella che veniva chiamata “selvicoltura industriale” o “arboricoltura da legno” che si distingueva invece per una lavorazione del suolo mediante una meccanizzazione molto impattante, e per l’uso di latifoglie e conifere a rapido accrescimento. Questi due esempi non sono di per sé significativi ai fini una azione di restauro così come viene intesa oggi, non solo per il tipo di preparazione del suolo, l’uso di specie spesso alloctone, ma soprattutto per l’estensione degli interventi su vaste superfici oggi difficilmente praticabile per gli alti costi e la mancanza di manodopera.
Ci sono anche differenze concettuali da tenere presente. Per rimboschimento si intende, secondo quanto sviluppato nelle scuole forestali europee dal XVIII fino al XX secolo, il piantare o seminare alberi con vari scopi sostanzialmente di interesse pubblico (oggi tradotto con obiettivi multi-scala): difesa del suolo, produzione di legno a cui si è aggiunta la funzione turistico-ricreativa, paesaggistica, di fissazione della CO2 ecc. L’operazione di rimboschimento si conclude dopo 2 anni con il “risarcimento delle fallanze” (sostituzione delle piantine morte), e con le cure successive nei primi 5 anni per assicurare la definitiva affermazione del popolamento. Piantare alberi può essere il primo passo per restaurare un sistema forestale con le sue articolazioni ma, non è, una completa operazione di restauro.
Inoltre c’è da rilevare una dicotomia di concetti tra restauro e rimboschimento. Nell’ottica della “Restoration” lo scopo non è quello della semplice “rivegetazione” cioè di mettere a dimora degli alberi, ma di creare le premesse per nuove interazioni tra le componenti suolo, pianta, atmosfera, animali, interpretando l’operazione in chiave di funzionalità ecosistemica. In altre parole: è il ri-creare un ecosistema inclusivo di tutte le sue parti e processi. Questa “nuova idea” può rappresentare il confine di demarcazione tra rimboschimento e restauro. Ciò significa pensare e pianificare gli interventi in un ampio arco temporale fino ad assicurare la definitiva affermazione del sistema.
Semmai, per quanto riguarda gli interventi su superfici scoperte di vegetazione, i primi rimboschimenti degli anni ’90, allora chiamati “con finalità naturalistiche” che si sono sviluppati in particolar modo in Veneto, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Marche, sono più vicini a una idea di Restoration. Analogamente le piantagioni miste con latifoglie a legname pregiato nell’ambito del Reg. Ue 2080/1992, o le cosiddette Kyoto forests, così come le tecniche di ingegneria naturalistica, diffuse in particolar modo nell’arco alpino.
Diversamente, per quanto riguarda gli interventi sui popolamenti ancora “in essere”, ci sono diverse esperienze ampiamente divulgate, come quelle dei progetti Life, o sulla rinaturalizzazione di rimboschimenti di conifere.
I nodi da sciogliere con il Piano Nazionale di Ripristino. Prima di tutto la “mappatura”, ossia l’individuazione di aree degradate e la scelta delle priorità. Un altro aspetto da cui non si potrà prescindere sarà la connessione con le altre fonti di finanziamento già attive per gli altri settori produttivi perché la NRL non ha fondi suoi propri. Infine si dovranno individuare le metodologie operative che difficilmente potranno essere standardizzate a livello europeo vista la eterogeneità tra le situazioni nei vari stati europei. Ogni Paese dovrà cercare una propria via, ricorrendo a concetti nuovi come ad esempio il Restauro Minimalista e all’impiego di nuove tecnologie (droni con relative applicazioni), per rendere fattibile quanto può possibile sul piano finanziario gli interventi di restauro.
Restauro non é Conservazione
Pubblicato da Roberto Mercurio in Etica e Politica del Restauro il ottobre 3, 2025
Restauro é la traduzione esatta in italiano di Restoration, e non “Ripristino”. Per capire meglio. Quando si restaura un quadro di Raffaello non si riporta il quadro allo stato in cui era quando Raffaello lo dipinse (un ripristino appunto), ma si fa un intervento su un quadro deteriorato perché possa essere ancora “letto” e ammirato. Quindi un intervento di rifunzionalizzazione, di riconoscimento del disegno e del suo messaggio, di recupero culturale, un Restauro appunto, con la consapevolezza che non sarà mai il quadro come era in origine. Se questo è vero per un quadro, ancor più vero lo sarà per i sistemi complessi come quelli biologici.
Il Restauro é una azione ex post che si esegue quando si é perpetrata una alterazione grave a un sistema. La SER definisce il Restauro ecologico come:the process of assisting the recovery of a native ecosystem that has been degraded, damaged, or destroyed.
Si concreta sia attraverso interventi attivi che passivi (i due approcci classici di Restauro attivo e di Restauro passivo). I primi sono più costosi, si eseguono quando il sistema si trova in uno stato di degrado, quando il sistema ha perso una ben che minima capacità di resilienza, per poter tornare a fornire beni e servizi. I secondi, quelli senza un intervento diretto dell’uomo, si applicano quando il sistema è posto in situazioni disagiate tale da richiedere interventi molto onerosi, e quando mantiene ancora una minima capacità di resilienza. E per questo i passaggi dinamici vengono monitorati nel tempo. Allo stesso modo il Restauro passivo non si può equiparare al Rewilding, fondato su scelte di tipo ideologico, o indotto da fattori contingenti, come la deruralizzazione, o da sovvenzioni pubbliche.
Il nuovo conetto di Restauro minimalista, basato sull’innesco di processi e sul monitoraggio, potrebbe unificare questi i due vecchi approcci di Restauro.
Lo snodo del Restauro sta comunque nell’esistenza di una situazione di degrado, definito e supportato da valori espressi da indicatori selezionati e condivisi.
Conservazione è stata intesa in senso di “Protezione” dai precursori della Conservazione americana. In effetti sono state tre diverse concezioni: romantico- trascendentale (Thoreau), economico-utilitaristica (Pinchot) ed ecologico-evoluzionista (Leopold).
La IUCN riprende e amplia il senso classico di Conservazione: “the protection, care, management and maintenance of ecosystems, habitats, wildlife species and populations, within or outside of their natural environments, in order to safeguard the natural conditions for their long-term permanence”.
La Conservazione di specie o di ambienti notevoli, di pregio, di valore culturale e ambientale, avviene, diversamente dal caso del Restauro, ex ante, quando si prendono misure di tutela e di salvaguardia, in modo che non vengano degradati. In questo senso la NRL (Reg. Ue 1991/2024) ha introdotto il concetto di Restauro nei sistemi della Rete Natura 2000 visto il fallimento delle misure di Conservazione previste dalle Direttive Ue “Habitat” e “Uccelli”. La Conservazione pertanto non è necessariamente una azione passiva (che ha rigore si dovrebbe chiamare “Preservazione”) ma, di fatto, una azione attiva. Tenendo presente che quando si interrompono le pratiche colturali tradizionali si perdono quelle specie che si vogliono conservare, come nel caso dei pascoli secondari, o dei calluneti legati ad attività antropiche. Da qui il fallimento di molte misure previste dai Siti Natura 2000 che hanno interpretato la Conservazione come esclusione di qualsiasi attività umana.
P.S. Fatte queste considerazioni, emerge un elemento di criticità nella NRL. Il Restauro dei siti della Rete Natura 2000, cioé di siti degradati che hanno perso le loro caratteristiche iniziali del momento in cui furono selezionati, non avrebbe senso, ma sarebbe un falso storico, ammesso che si potessero ricreare le condizioni iniziali. Si dovrebbero semmai trovare e conservare siti simili a quelli deteriorati con le stesse specie e habitat.