Archivio per novembre 2025

Interrogativi e spunti per il Piano Nazionale di Ripristino

Dai dibattiti di questi mesi, sulla applicazione in Italia della Nature Restoration Law (Reg. Ue 1991/2024), emergono non solo perplessità, ma anche suggerimenti meritevoli di essere raccolti e rilanciati.

Prima di tutto si vuole evitare che il Piano Nazionale di Ripristino, atteso dalla Nature Restoration Law, non si focalizzi sulla raccolta e assemblaggio di dati, senza poi essere propositivo, concreto e accettato in sede applicativa. Del resto un Piano generico fatto di buone intenzioni, come si è visto spesso in passato, senza essere preciso, dettagliato e fattibile, non verrebbe approvato.

I principali punti in discussione riflettono le preoccupazioni sui cambiamenti in atto e sulle proiezioni future.

I boschi del futuro saranno i boschi di oggi?  Si va verso una “indeterminatezza” o verso un “adattamento” di quelli esistenti?

Quali boschi si affermeranno a seguito dei disastri ambientali? Vedi il caso delle peccete alpine distrutte dalla interazione tra tempesta Vaia e attacchi di bostrico, o, il caso delle pinete litoranee compromesse dagli attacchi di insetti. Che effetti avrà l’espansione delle specie forestali esotiche sui sistemi attuali? Se è difficile immaginare la conservazione dei sistemi colturali tradizionali, verso quali nuovi modelli si dovrà puntare? La abusata parola “rinaturalizzazione” manterrà ancora il suo significato originale e avrà ancora un senso?

Certo, i cambiamenti climatici (ricorrenza di lunghi periodi siccitosi, di eventi estremi) con le criticità che causano sugli attuali assetti vegetazionali e animali, autorizzano a pensare anche a nuovi sistemi in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti. Forse verrà meno la stessa idea conservazionistica di specie e di habitat che era stata prevista dalle Direttive Habitat e Uccelli su cui era stato fondato il sistema delle aree protette in Europa.

Con quali criteri e con quali strumenti operativi si dovranno effettuare gli interventi di restauro? Le metodologie usate fino ad oggi saranno ancora adeguate?

Come graduare le priorità, visto che i fondi a disposizione non saranno sufficienti a coprire tutte le necessità?

Questo ovviamente per i sistemi degradati. Ma si potrebbe allargare la sfera di azione ai sistemi borderline, quelli in “prossimità” di uno stato di degrado, comprendendo anche le misure per “migliorare” la salute e la resilienza dei sistemi.

Le pulsioni sono molte. In ballo ci sono i criteri strettamente ecologico-conservazionistici propri del concetto debole di “ripristino”, e quelli che si rifanno a una visione più ampia, tipica del concetto stesso di “restauro” che abbraccia anche gli aspetti legati alla dimensione economica e sociale.

In ogni caso l’esperienza consiglia di evitare il taglio ideologico, precostituito e di preferire quello pragmatico. Ponendo l’uomo al centro del Piano di Ripristino, in modo che quest’ultimo non rappresenti un problema per i proprietari e gli amministratori ma una opportunità.

Val Miniera, Foresta di Paneveggio (TN) piantagioni in chiudende post Vaia

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