Il ruolo delle faggete appenniniche di alta quota  

Inquadramento

Il limite superiore del bosco dove il faggio è dominante, oscilla nell’Appennino centrale, intorno ai 1850 m, mentre nell’Appennino meridionale arriva a 1950 m  a Montalto in Aspromonte, e sull’’Etna, qui nuclei di faggio a portamento arbustivo si riscontrano a 2400 m, dove il faggio raggiunge le quote più elevate in Europa e rappresenta le stazioni più meridionali, a più bassa latitudine).

Il limite superiore del bosco chiuso nell’Appennino risulta in genere più basso rispetto a quello potenziale (anche se non mancano casi in cui il faggio arriva fino alla sommità dei rilievi, come a Montalto), in relazione all’incidenza dei diversi fattori ecologici e climatici (vento, evapotraspirazione, aridità fisiologica, radiazione solare), geologico e geomorfologici, oltreché antropici (pascolamento, intensa utilizzazione delle faggete). Un limite che potrebbe fluttuare (risalire?) con i cambiamenti climatici, per ora ci sono dati controversi.

Le faggete di alta quota occupano la zona del Fagetum sottozona fredda, secondo la classificazione fitoclimatica di Pavari.

Sul piano floristico-ecologico, fitogeografico e tipologico le faggete vengono discriminate in due grandi sottocategorie:

– sottocategoria delle faggete microterme, oltre i 1400 m,

-sottocategoria delle faggete macroterme, al di sotto dei 1400 m.

Anche Del Favero (2008, 2010) adotta l’altitudine come criterio di differenzazione tipologica e distingue:

– faggeta altimontana primitiva –con faggete per lo più pure.

-faggeta altimontana tipica –con gruppi disomogenei dove prevalgono piante di aspetto globoso, alte al massimo 7-8 m.

Pirone ( 2015) distingue per l’Appennino abruzzese:

-faggeta alto montana neutro basifila -microterma climatogena,

-faggeta alto montana acidofila con Actaeae spicata -microterma dei suoli acidi,

-faggeta alto montana acidofila con Prenanthes purpurea, microterma dei suoli acidi pelitico-arenacei.

Le faggete in questione possono comprendere i seguenti Habitat Natura 2000:

-9110 Faggeti del Luzulo-Fagetum

-9130 Faggeti dell’Asperulo-Fagetum

 -9220 *Faggeti degli Appennini con Abies alba e faggete con Abies nebrodensis

Funzione ecologica

Le faggete di alta quota pur essendo formazioni resistenti e resilienti, in ambienti rocciosi e aridi vengono sostituite ad esempio dal pino nero sp (Abruzzo, Calabria, Sicilia), dal pino loricato (Massiccio del Pollino-Catena Costiera) o dall’abete bianco nei versanti più continentali e su suoli meno evoluti (Aspromonte) ma esistono altri casi che riguardano pino mugo e pino silvestre.

Le faggete di alta quota sono sistemi forestali atti a resistere ai disturbi climatici e geomorfologici. Sono genotipi differenziati e coevoluti con l’ambiente e adattati alle avversità locali, in disallineamento con le faggete di bassa quota, infatti sfuggono alle gelate tardive perché entrano più tardi in vegetazione.

Il faggio può rinnovarsi oltre che per via gamica anche per via agamica sia per emissione di polloni (piante giovani) che per propagginatura, fenomeno molto frequente in alta quota e importante per la conservazione della specie.

Struttura

Sono popolamenti talvolta frammentati, che si alternano a praterie primarie e secondarie, spesso densi e compatti. L’altezza media raggiunge al massimo i 10-15 m, i fusti sono quasi sempre contorti e sciabolati alla base (per effetto della pressione della neve), le chiome quanto mai asimmetriche e disformi per l’effetto congiunto di venti e danni da neve e ghiaccio.

Considerando l’età e le dimensioni, alcuni di questi popolamenti hanno gli attributi di “vetustà”.

Gestione passata 

Nell’Appennino queste faggete venivano frequentemente ceduate per ottenere carbone, con  il taglio a sterzo. Venivano anche capitozzate per la frasca essendo assoggettate al pascolo e al ricovero del bestiame.

Significato e gestione attuale

In assestamento forestale queste faggete occupano, secondo una consuetudine professionale, la classe economica delle “faggete di protezione” quindi assoggettate a trattamenti selvicolturali che consentano una costante copertura del suolo.

I boschi di alta quota assumono un valore estetico e naturalistico. Sono lo strumento protettivo ecologico, più efficace e conveniente, sia di infrastrutture che centri abitati, in quanto:

-esercitano la protezione dal rotolamento sassi,

– riducono la possibilità o-impediscono il distacco di valanghe, (nei boschi radi e con pendenze  maggiori del 50% si annulla la capacità di prevenzione del distacco di valanghe).

-rallentano o fermano le valanghe di piccole dimensioni, (a scanso di equivoci le valanghe di grandi dimensioni su pendenze elevate che si formano molto a monte del bosco, non possono essere fermate nemmeno dalle migliori foreste, dense e ben strutturate).

Le misure di gestione si possono articolare secondo lo stato dei popolamenti:

1) Nella fascia sommitale a contatto con i pascoli non conviene eseguire alcun intervento, ma solo il monitoraggio delle dinamiche evolutive, anche come misura preventiva di fenomeni di dissesto. Quindi mantenendo l’alternanza di spazi aperti e spazi boscati che risulta di elevato pregio estetico, assai graditi ai turisti. Inoltre, queste zone di ecotono sono di alto significato ecologico e contribuiscono a facilitare la vita della fauna selvatica ed in particolare dell’avifauna. La presenza di alberi morti e di legno in decomposizione si riflettono positivamente sulle comunità animali e in particolare sulle ornitocenosi accentuandone la ricchezza e la diversità. I soggetti contorti a chioma tabuliforme sono di certo significato ecologico ed estetico.

2) Diversamente, laddove necessario, per ripristinare la funzionalità di sistemi degradati (ex cedui), si può agire dapprima sull’incremento della copertura arborea allo scopo di consentire l’accumulo di sostanza organica e quindi di favorire l’evoluzione del suolo. Mediante rinfoltimenti di faggio eseguiti sia con piantagione che con propagginatura, non dimenticando di vietare il transito di animali e persone, e a proteggere le piantine dagli ungulati.

3) Solo nella fascia sottostante si può pensare a qualche forma di intervento, tesa comunque a mantenere una costante copertura del suolo.

 

Per approfondimenti

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Siti web

http://dati.lazio.it/catalog/it/dataset/carta-forestale-su-base-tipologica-della-regione-lazio

http://www.prodromo-vegetazione-italia.org/

http://www.mountainforest.org/aspetti-storici-delle-faggete-appenniniche/

http://vnr.unipg.it/habitat/

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